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Lot 20: A bowl, Faenza, Baldassarre Manara, circa 1535

Majolica

by Cambi Casa d'Aste

October 25, 2016

Genoa, GE, Italy

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  • A bowl, Faenza, Baldassarre Manara, circa 1535
  • A bowl, Faenza, Baldassarre Manara, circa 1535
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Description: Maiolica Diametro cm 24,8 buona conservazione; minime connessioni al bordo e all’attaccatura del piede Provenienza: collazione privata , Coppa a cavetto liscio con orlo leggermente rialzato ed ampio piede svasato. A piena superficie è istoriato il mito di Atteone mutato in cervo (OVI- DIO, METAMORFOSI, III, 138- 252). In particolare è fissato il momento in cui il giovane, durante una battuta di caccia, sorprende Diana e le ninfe sue compagne, intente al bagno. La dea adirata è raffigurata sul punto di gettare acqua su Atteone, così da trasformarlo in cervo. Qui però il giovane ha ancora le sembianze di pastore e non è seguito dai cani che, dopo la metamorfosi in cervo, non riconoscendo il padrone, lo sbraneranno. Dipinto in arancio, bruno, blu, giallo, nero e verde. Questa poetica versione di Atteone fa parte nel corpus pittorico del Manara, maiolicaro faentino la cui attività, per le opere datate, ad oggi è documentata tra il 1532 e il 1538. Anche se non è datata, questa coppa è uno dei saggi più riusciti del maestro, in cui egli manifesta copiosamente e magistralmente tutti gli stilemi a lui peculiari (blocchi rocciosi a scaglie, città murate con alti edifici in lontananza, montagne all’orizzonte che sembrano cristalli di ghiaccio ecc.), cui va aggiunta una particolare qualità cromatica, fragrante di verdi e azzurri emulsionati, e di orizzonti in cui il giallo sfuma nell’azzurro in un momento indefinito di alba/tramonto. Inoltre la stessa posa aggraziata dei suoi protagonisti e la bonaria concretezza delle forme delle figurine femminili ignude (seno arrotondato col capezzolo marcato), li ritroviamo anche nei piatti datati “1534” e “1535”, con “Narciso” e con “La Resurrezione” del Victoria and Albert di Londra, e con “Tuccia” , del British Museum, con “Esaco ed Esperia” di raccolta privata, con “Atalanta e Ippomene” del Fitzwilliam Museum di Cambridge, con “Il Trionfo del tempo” dell’Ashmolean Museum di Oxford, ecc.1. Questa coppa passò all’asta londinese di Christie nel giugno 1992, come opera vicina alla maniera del “Pittore in Castel Durante”: attribuzione che seppur ormai superata, mantiene un suo interesse critico perché dà occasione di osservare come intorno al terzo decennio del ‘500 sia a Faenza sia nelle botteghe marchigiane fosse maturata una comune maniera peculiare al lessico del “primo-istoriato”, con istorie popolate di figurine dalle pose armoniose, sempre calate in un’atmosfera che la tavolozza tersa e delicata fa sembrare rarefatta e un po’ sospesa. In senso iconografico queste istorie vengono vengono elaborate di preferenza guardando sia le vignette silografate delle edizioni a stampa “volgari”, specie ovidiane, sia le incisioni raffaellesche di Marcantonio Raimondi. In questo caso il maestro per Atteone ha trascritto in controparte, ma con tutta la sua seducente vena fabulistica, la figura di Ippomene da una delle vignette dell’edizione veneziana delle “Metamorfosi” di Ovidio (b,c), impiegata integralmente anche per un istoriato col mito di “Atalanta”, del Fitzwilliam Museum di Cambridge, mentre per quella di Diana ha dedotto la stessa figura della omonima incisione del “Maestro. I. B. con l’uccello” (d, e). 1RAVANELLI GUIDOTTI 1996, pp. 112- 123, schede 2-4, 12, 23, 28, pp. 142- 144, 172-175, 188-190. Bibliografia L’opera è passata all’asta di Christie’s nel 1992 (CHRI- STIE’S 1992, lotto 282) ed è pubblicata in: RAVANELLI GUIDOTTI 1996, pp. 130-131, scheda 7.

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