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Lot 23: A bowl, Faenza, circa 1535

Majolica

by Cambi Casa d'Aste

October 25, 2016

Genoa, GE, Italy

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  • A bowl, Faenza, circa 1535
  • A bowl, Faenza, circa 1535
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Description: Maiolica Diametro max cm 18,4 Fratture e piccole integrazioni restaurate Provenienza: mercato antiquario, Si tratta di una coppa emisferica, con piede svasato, facente parte in origine del servizio da puerpera (“tazza da impagliata”), come indica la presenza del battente orizzontale poco sotto il bordo, su cui poggiava il coperchio, che poteva essere piatto oppure simile ad un’altra “scudella” capovolta, dotata di presa a pomello. Al centro del cavetto, all’interno di un medaglione delimitato da due filettature e da un minuto motivo a smerlo, campeggia un motivo floreale composto da due corolle e da una pera al centro, su un letto di piccole foglie; verso il bordo è dipinto un festone di foglie lanceolate e frutta, legato in due punti da nastri. Il bordo e il battente sono dipinti a fascia in blu cupo, mentre sul verso, con disposizione simmetrica, si dispongono delle “grottesche”, con tre mascheroni barbati e alati, da cui si sviluppano racemi e coppie di delfini. Nel cavo del piede si nota una formella cuoriforme, con ai lati le iniziali “O” e “C”. Questa tazza era dunque uno dei cinque pezzi (oltre ai due detti, tazza e tazza/coperchio, c’erano anche un piatto presentatoio, una saliera e il suo coperchio), di cui si componeva un servizio prodotto occasionalmente come pregiato dono alle puerpere, secondo la sempre attuale testimonianza di Cipriano Piccolpasso che, dopo averla descritta e illustrata in uno dei suoi celebri disegni, aggiunge che è “cosa di non poco ingegno” 1. Anche il motivo cuoriforme, ispirato alla “rabesca”, già vista nel piatto alla scheda n. 20, apposto nel cavo del piede, si potrebbe legare al significato di un donativo amoroso, per di più associato alle iniziali “O” e “C”, forse della destinataria di questa “tazza da parto”. La decorazione del recto, in cui domina un mazzetto e il festone di reminiscenza robbiana, ha l’appoggio di un’ampia casistica di materiali presenti nelle raccolte e nei campioni frammentari del Museo di Faenza, frutto di recuperi dal territorio urbano. Sono opere in cui, un po’ per la sofisticata tinta dell’azzurro “berettino” di fondo e un po’ per la gradevolezza delle piccole frutta (pere, pomi, pigne, melograni, uva ecc.), qui per di più associati a “grottesche”lumeggiate di canonica esecuzione, a Faenza si toccano esiti incantevoli e raffinati. Circa la datazione, si devono citare almeno il disco con stemma Cattoli, datato “1532”, del Metropolitan Museum di New York, e un piatto del Museo di Faenza, del “1534” 2. 1La “tazza da impagliata” e la sua etimologia sono discusse in: RAVANELLI GUIDOTTI 1987, pp. 205- 207, scheda 84. 2 RAVANELLI GUIDOTTI 1998, pp. 306- 327.

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