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Lot 43: A plate, Urbino, Guido di Merlino workshop, 1542

Majolica

by Cambi Casa d'Aste

October 25, 2016

Genoa, GE, Italy

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  • A plate, Urbino, Guido di Merlino workshop, 1542
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Description: Maiolica Diametro cm 26,5 Alcune connessioni Provenienza: collezione privata, Il piatto mostra ampio cavetto fondo, basso piede ad anello e ampia tesa orizzontale. Sul recto, a piena superficie, è illustrato l’episodio di storia romana relativo alla vita di Lucio Marcio, come indicato nella legenda apposta in caratteri capitali alla base della predella del trono (a), che è riccamente ornato da braccioli scolpiti con due leoni alati. Il giovane cavaliere romano è raffigurato mentre, secondo il racconto di Valerio Massimo, con il capo avvolto dalle fiamme incita i suoi soldati, radunati sulla destra, alla battaglia contro i Cartaginesi in Spagna, regione indicata anch’essa con didascalia, posta in primo piano. Sul verso, all’interno del piede è tracciata, col blu in corsivo, la legenda “De prodigii cioe. miraco/ lli lucio marcio vede/ Valerio mas: del. p°”, e la data “1542” , entro riquadratura (b). Dipinto a piena policromia. Questa scena di storia romana è rara nell’ambito della maiolica “istoriata”. Essa si lega alla fortuna in ambito umanistico di Valerio Massimo, qui evocato anche nella legenda, fonte storico- letteraria che si può dire sia stata inaugurata sulla maiolica italiana da Francesco Xanto Avelli, maiolicaro che concentra la sua feconda attività in Urbino soprattutto negli anni ’30 del ‘500. In particolare la scena si basa sull’episodio contenuto nel Libro Primo, Cap. IIII, “De Prodigii cioè miracoli”, dell’opera dell’autore latino, raccolta di exempla di modelli di vizi e virtù dell’antichità, di cui nel ‘500 furono stampate diverse edizioni “vulgari”; per il piatto in esame la fonte può essere stata quella edita a Venezia nel 1537,“Valerio Massimo volgare & Li Fatti & Li Detti Li quali sono degni de Memoria della Città di Roma e delle strane Genti. Nuovamente stampate. In Venetia per Bernardino Bindone Milanese nel Anno M. D. XXXVII”. Un passo infatti descrive testualmente la scena istoriata: “Inegualmente fu di felice auenimento quella fiamma che risplendendo dal capo di Lucio Marcio quando aringaua tra suoi caualieri. Et era di due hosti le quali erano inde belite in Spagna per la morte di Publio Scipione et di Gneo Sci- pione e li caualieri ch’erano apuentati per questa veduta di ripigliare la loro usata vertude et tren- ta otto millia di nimici tagliati et grande numero dessi sotto sua Signoria recata due campi delle ricchezze Chartagine presero”. In senso stilistico, l’opera si impone per il suo equilibrato impianto compositivo, che si basa su una simmetrica disposizione dei protagonisti: a destra si notano le truppe romane e a sinistra la figura del console, il cui nome è scandito sulla predella del trono su cui è seduto,“LVCIOMAR- CIO” (c), mentre in basso, quasi a bordo del piat- to, si legge il nome della regione nella quale si svolge l’azione “ISPAGNA”(d). L’uso di apporre legende sul recto degli istoriati è prassi non comune, che evidenzia la rarità didascalica di questa rappresentazione, talvolta adottata, ad esempio, nella bottega di Guido Durantino1. La maniera dell’autore di questo piatto è riconoscibile anche in altre opere, ascritte a Urbino, particolarmente alla bottega di Guido di Merlino2 o a Pesaro3, alcune datate come questa “1542”, entro riquadratura o tabula, quali, ad esempio, due piatti nel Victoria and Albert Museum di Londra 4, al Bayerische National Museum di Monaco (Kat. 2369), all’Ermitage5, nel Museo del Castello di Milano6. Altre due opere, rispettivamente istoriate con “Il porco calidonio” e “Europa”, entrambe datate “1543” entro tabula, ascrivibili alla stessa bottega e dotate dei medesimi caratteri stilistici, erano nella collezione De Polo Wagner di Trieste7. Nelle leggende si riscontra altresì notevole affinità della grafia, con quelle dei piatti a Londra e a Braunschweig, anch’essi riferiti a passi della stessa fonte latina dei “Prodigii”. Inoltre, affinità stilistiche si rievano in un piatto, raffigurante “Dedalo e Icaro”, del Museo di Varallo Sesia, anch’esso con la data “1542” entro cartelletta rettangolare8. L’iconografia del nostro piatto è frutto dell’accostamento di particolari tratti da diverse incisioni: lo dimostra, ad esempio, quella del soldato, a terra in primo piano, che con la sinistra tesa indica la fiamma sul capo del console (e), che è tratta da un particolare posto in primo piano dell’incisione del 1539 di Georg Pencz (da un disegno di Giulio Romano), raffigurante “La presa di Cartagine” (f). 1RAVANELLI GUIDOTTI 2010, pp. 29-43. 2LESSMANN 2015, scheda 36 e 37, pp. 121- 126) 3LESSMANN 1979, scheda 312, p. 266; attr. :Urbino, Ca- stel Durante o Pesaro, verso il 1542. 4RACKHAM 1940, nn. 914 e 915. 5IVANOVA 2003, n. 86. 6WILSON 2000, scheda n.221; anche Orazio Fontana, in talune opere, utilizza questo modo per evidenziare la data (THORNTON- WILSON 2009, scheda 176, pp. 300- 301). 7ANVERSA 2014, schede 43 e 44. 8ANVERSA 2004, scheda 70, pp. 156-157.

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