Lot 168 | BOTTEGA DI ALESSANDRO DI MARIANO FILIPEPI, DETTO BOTTICELLI FIRENZE 1445-1510 ANNUNCIAZIONE
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olio su tavola, tondo, senza cornice
PROVENANCE
Collezione William Graham (1817-1885), Londra, che lo diede al pittore Sir Edward Burne-Jones, R.A. (1833-1898);
Per eredità a suo figlio, il pittore Sir Philip Burne-Jones (1861-1926), da cui venduto in asta (The Property of the Late Sir Philip Burne-Jones, Bt., Sold by Direction of the His Executors), Londra, Sotheby's, 8 dicembre 1926, lotto 54 (come Scuola di Botticelli);
Miss Clare Mackail, nipote di Edward Burne-Jones, dalla quale venduto in asta, Londra, Sotheby's, 27 marzo 1963, lotto 76 (come Bottega di Sandro Botticelli), per £4,500 a Julius Weitzner;
Collezione Privata.
EXHIBITED
Londra, Royal Academy of Arts, Winter Exhibition, 1877, n. 177 (prestato da William Graham);
Londra, New Gallery, Early Italian Art Exhibition, 1893-94, n. 155 (prestato da Sir Edward Burne-Jones).
LITERATURE AND REFERENCES
A. Graves, A Century of Loan Exhibitions 1813-1912, Londra 1913, vol. I, p. 88;
R. Lightbown, Sandro Botticelli, Londra 1978, vol. II, pagg. 138-139, n. C43, ill. (come opera di bottega).
CATALOGUE NOTE
Dipinto di grande impatto, l'Annunciazione qui presentata si inserisce nell'attività tarda di Botticelli ed è collocabile intorno al nono decennio del Quattrocento.
Botticelli si trovava negli ultimi decenni del secolo XV a gestire una nutrita bottega che aveva il compito di rispondere alle sempre crescenti richieste di una committenza che la costante ascesa dell'artista continuava ad alimentare. Botticelli non faceva eccezione rispetto alla prassi diffusa fra i grandi pittori del XV secolo di delineare l'impostazione del lavoro per poi affidarne l'esecuzione a un valido allievo e intervenire infine per porre in chiusura il proprio suggello. In questo contesto si inserisce la magistrale figura dell'angelo annunziante, che rivela, più di tutti gli altri elementi del quadro, la mano di Botticelli e nel cui trattamento della veste ritroviamo quello che in un certo senso è il comune denominatore della sua arte: l'evidenza conferita al contorno delle immagini e lo strenuo impegno sul terreno dello stile.
L'invenzione dell'ambiente in cui è inserita l'Annunciazione ha un rigore e un'eleganza architettonica che parlano un linguaggio affatto rinascimentale, entrando in dialettica con il formato del tondo, altrettanto pienamente rinascimentale: è una vera citazione dell'architettura di Leon Battista Alberti, in un momento avanzato del XV secolo. La raffinatezza del gioco spaziale risiede anche nella ripartizione degli spazi scandita dalle forme del loggiato che individuano nella tela tre diverse campiture, in ognuna delle quali i personaggi vivono e agiscono quasi isolati, in una sorta di polittico i cui scomparti, segnati dalle colonne, sono una finzione pittorica. Siamo innanzi al potere illusivo che assumono le architetture e i dati prospettici nel Botticelli più tardo, volti cioè a superare la mediazione tra reale e irrazionale che era alla base della prospettiva del primo Quattrocento verso una finale affermazione delle leggi prospettiche.
William Graham fu un gran collezionista di opere preraffaellite, committente di numerose opere da Dante Gabriele Rossetti e da Sir Edward Burne-Jones, a cui Graham lasciò questo dipinto dopo la sua morte. Negli anni sessanta del secolo XIX Graham cominciò, seguendo la guida di Burne-Jones, a mettere insieme una collezione importante di primitivi italiani, la grande parte della quale fu venduta dopo la sua morte nel 1886. Questo dipinto passò in eredità all'unico figlio di Burne-Jones, pure lui pittore, e anche con l'asta nel 1926 rimase nella collezione della nipotina di Burne-Jones, finchè lei non lo pose in asta nel 1963.
Il Rinascimento - in particolare identificabile nelle opere di Botticelli e di Raffaello - fu fonte di grande ispirazione per i pittori vittoriani denominati "preraffaelliti" ed è dunque poco sorprendente che questo quadro fece parte della collezione di uno dei più importanti esponenti di questa movimento artistico.
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