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Provenance: Frizt-Winter-Haus, Ahlen
Ivi acquistato dall'attuale proprietario
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Exhibited: Barcellona, Fondazione Joan Mirò, Santomaso, 1979, pag. 81,n. 39
Monaco, Straatsgalerie Moderner Kunst, Santomaso, 1979-80, pag. 63, n. 33 e n. 37, illustrato
Ahlen, Fritz-Winter-Haus, Giuseppe Santomaso, 1981, illustrato
Ahlen, Fritz-Winter-Haus, Giuseppe Santomaso, 1993
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Notes: Opera registrata presso l'Archivio Giuseppe Santomaso a cura della Galleria Blu, Milano, con il n. SOT/1444
La Lettera a Palladio qui presentata, ottava ed ultima della serie in onore dell'architetto veneto, rappresenta l'apice ed il compimento della riflessione che Santomaso elaborò fra il 1977 e la primavera del 1978.
Il ciclo conosciuto come Lettere a Palladio, composto da nove dipinti numerati dallo stesso artista da 1 a 7, 7bis e 8, fu molto amato da Santomaso sul quale lavorò intensamente per quasi due anni: volle infatti tenere con sé nel suo studio tutte le lettere e, solo dopo la sua morte, alcune di esse vennero cedute. In particolare la n.6 che venne acquistata dalla Solomon Guggenheim Foundation, New York.
Le Lettere, caratterizzate da colori chiari e delicati eppure anche da un tono ascetico e da una composizione severa, sono composte da una busta rettangolare appena abbozzata inserita nella struttura geometrica e luminosa del dipinto; un ipotetico messaggio di tributo al concittadino, al quale egli si sentiva particolarmente vicino, come ebbe modo di spiegare qualche anno più tardi: "Palladio per me rappresenta la tradizione in evoluzione. (...) Palladio sconvolge, non annulla, non tradisce, ma adatta le esigenze funzionali dell'uomo del Rinascimento veneziano che va sulla terraferma, e inventa le sue ville (...), fa un'architettura moderna, con degli schemi e dei moduli, sia pure sconvolti, del mondo classico."
Santomaso intuisce questa assonanza con Palladio, cresciuta attraverso la sua frequentazione di Padova e dell'università, "dentro la cultura veneziana" e apprezza la purezza delle "pietre bianche d'Istria" utilizzate dall'architetto come elementi di una sentire comune tanto da dichiarare: "...io non le penso in termini culturali, tutte queste cose io le vivo, le assorbo."
Le Lettere, nella dialettica fra luminosi fondi cromatici e strutture grafiche, "traspirano la purezza delle 'pietre d'Istria', nella luce vibrante della laguna e l'aria rarefatta della geometria..."
Santomaso, nello spirito di Palladio, come architetto della luce, ricostruisce l'ordine delle cose, senza dissonanze, senza ferite, dando vita a una sorta di "rappresentazione categorizzata della realtà in tono comprensivo, affettuoso e pieno di speranze", come ebbe modo di commentare l'amico architetto Oriol Bohigas in occasione dell'esposizione a Barcellona del 1979.
La Lettera a Palladio n.8, più elaborata cromaticamente rispetto alle prime del ciclo, rappresenta in un certo senso la gemella della lettera n.7. L'artista ha amato molto questa composizione tanto da decidere di rielaborarla e replicarla.
Si tratta quindi di una delle meno conosciute e più misteriose ma non per questo la meno importante, dato il valore che Santomaso dava a questo ciclo. "Improvvisamente nel ridarle, nel ricostruirle, nel riproporle attraverso un processo misterioso per me, mi accorgo che quel quadro deve chiamarsi Lettera a Palladio perché io in quel camminare ho capito che vivevo in uno spazio storico, che era quello rinascimentale veneziano e che poi, stratificando tutte le mie esperienze, ci avevo messo dentro e gli impressionisti e tutte le sensazioni che vivo ogni giorno."
/ G. Santomaso cit. in E. Streingräber, Santomaso, Milano 1996, pag. 22