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Provenance: Eredi Bucchi, Roma, dono dell'artista
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Exhibited: Budapest, Museum of Fine Arts; Praga, Istituto Italiano di Cultura; Cracovia, National Museum, Pittura in Italia 1950-60, 1997, n. 10, illustrato
Roma, Complesso Monumentale del Vittoriano, L'Italia della Repubblica 1946-2006, 2006
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Literature: C. Brandi, Burri, Roma 1963, n. 337, illustrato
Fondazione Palazzo Albizzini, Burri. Contributi al Catalogo Sistematico, Città di Castello 1990, pag. 158, n. 659, illustrato a colori
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Notes: "I ferri si presentavano infatti con una nuova durezza, come una pittura del tutto monocroma, senza più accensioni di rossi o di ori, bensì soltanto bruni su bruni, grigi su grigi di lamiere saldate e arrugginite, dove le sole ombre dei tagli creano neri d'ombra.
Non più espressionismo sfogato e violento, di immediatezza simbolica e di traslato (la ferita, il rosso, ecc.). Burri sembra aver avvertito il pericolo di un'insistenza che a lungo andare si sarebbe potuta scaricare nella formula; e ciò proprio quando l'informale in senso genericamente espressionista cominciava ad ottenere nel pubblico e nella critica il massimo riconoscimento, invitando alla "routine". E si è coraggiosamente e giovanilmente imbarcato in una nuova avventura tutt'altro che scevra di incognite e pericoli, andando quindi nettamente oltre il gusto, non immobilizzandosi in una ricerca monocorde e di sicuro successo, senza pretese affrettate di grandezza (che comunquedi certo gli spetta) e di rivoluzione a tutti i costi, e sapendo acquisire l'indispensabile solitudine che garantisca dal "cliché" della moda. (...)
Nel ferro poi tale squisitezza sembra abbandonata, per un rigorismo quasi medioevale, quasi cistercense, che rimanda, per la necessità di concretezza, di realismo chiesto dalla funzione della materia, alla mistica della corporeità di Tertulliano. La materia ha una presenza irrevocabile, e in essa è insita la bellezza e la pienezza dell'espressione.
Spesso di fronte a un quadro di Burri vien fatto di pensare ad un pittore, antico, forse per la caratteristica universalità emblematica. Burri non è mai stato infatti un pittore di gesto, ed ha sempre considerato la propria pittura, piuttosto che semplice confessione dei suoi stati d'animo, delle sue proteste, una vera immagine universale. E tanto più ora nei ferri."
(B. Mantura, Alberto Burri, Roma 1976, pag. 19)
"I ferri piegati dal fuoco che graduano una gamma cupamente luminosa di blu, grigi, marroni: la superficie accesa e spenta di colpo affila una lamiera come un coltello." (B. Mantura, Alberto Burri, Roma, 1976, pag. 10)