+ Expand
Dimensions: cm. 138.5 x 100
+ Expand
Provenance: Galleria Scopinich S. A., Milano
+ Expand
Exhibited: Milano, Galleria Pesaro, Mostra Individuale del pittore Plinio Nomellini, n. esposizione LXXIV, 1924, n. 3
+ Expand
Notes: All'interno del vasto corpus pittorico di Plinio Nomellini si è soliti distinguere tra la sua produzione ottocentesca, influenzata dal movimento divisionista, e caratterizzata dalla preminenza del tema sociale, e quella novecentesca, in cui il pittore si accosta all'esperienza simbolista prima e a quella postimpressionista poi. La caratteristica che percorre le diverse fasi dell'opera pittorica dell'artista, è il costante sperimentalismo, che è stato osservato sia rispetto al primo periodo verista (in cui la critica ha ravvisato un antecedente di Pelizza da Volpedo) sia rispetto la periodo più tardo, in cui si colloca il nostro quadro.
Il dipinto intitolato Vortice azzurro, già esposto alla mostra individuale del pittore alla Galleria Pesaro di Milano, si lega ad uno dei nodi dell'attività di Nomellini e cioè al gruppo di vedute e di impressioni di Capri, dipinte ed eseguite durante i soggiorni estivi nell'isola, nei primi anni Venti del Novecento.
Rispetto alle prime opere del ciclo, tra le quali citiamo Villa Tiberio di Capri, in cui ancora lo spazio rappresentato si modula in profondità, secondo le leggi della prospettiva, il nostro quadro, per la particolarissima libertà espressiva, e per l'impiego di una tecnica pittorica affine a quella di Monet, si colloca in un una fase ulteriore, presumibilmente intorno al 1923-24. Per la libertà cromatica ed espressiva e per il valore plastico degli impasti, stesi in giustapposizioni di macchie di colore, il dipinto ricorda da vicino la tela intitolata Punta di Tragara, che è la scogliera che compare, sullo sfondo, anche nel nostro dipinto.
Il soggetto ritratto è la figlia dell'artista, protagonista anche di altre tele del pittore, come la Primula (1925), oggi conservata al Museo Civico Revoltella di Trieste. Come in Vortice azzurro è lo sfondo intriso di luce che si impone alla nostra attenzione, e per la forza coloristica che esprime, appare di stupefacente modernità, tanto da ricordare espressioni d'avanguardia quali il fauvisme.