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Lot 30: Saliera Faenza, bottega di Virgiliotto Calamelli, terzo quarto del ‘500 ,

Majolica

by Cambi Casa d'Aste

October 25, 2016

Genoa, GE, Italy

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  • Saliera Faenza, bottega di Virgiliotto Calamelli, terzo quarto del ‘500 ,
  • Saliera Faenza, bottega di Virgiliotto Calamelli, terzo quarto del ‘500 ,
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Description: Maiolica Altezza cm 9; lati base cm 14 x cm 12,5 Lacune al piede e al bordo della vaschetta Provenienza: mercato antiquario, L’opera presenta corpo ovale, bombato e baccellato, che si sviluppa verticalmente in un ampio collo liscio e con orlo esproflesso, che chiude superiormente con la vaschetta portasale; il corpo poggia su base rettangolare svasata dotata di quattro piedini zoomorfi. L’oggetto è ricavato da stampo, quindi con corpo cavo, a parete piuttosto sottile che tecnicamente si chiude sotto il piede lasciando un foro atto a far passare l’aria in cottura. Al lati del foro sono dipinte in blu le iniziali, intrecciate e sormontate dal tipico segno di abbreviazione a omega, “VR” e “FA”, segnatura della bottega di Virgiliotto Calamelli; poco più sotto, a caratteri capitali, è tracciata la legenda “M. GIROLAMO”. Opera di elegante e rara foggia, conosciamo infatti solo un altro esempio in raccolta privata, realizzata anch’essa nel più puro stile dei “bianchi”, cioè rivestita di solo candido smalto. Nella nota botega di Virgiliotto, a partire dall’inventario del 1556, queso genere di lavori era registrato sotto la denominazione di “salini à forma” o “salini bianchi”, talvolta più dettagliatamente specificati nelle forme come salini “a fonzi” (a fungo), “a barca”, “a dolfin”, “a caprone”, “a sepoltura” o “ad urna”, “a stella”, ecc. 1. Tuttavia il vero valore di quest’opera risiede nella legenda dipinta sotto il piede. Infatti è da notare che se la sigla “VR- FA”, piuttosto ricorrente in questa forma e in alcune minime varianti nelle molte opere della nota bottega faentina2, è molto raro vederla seguita da un’altra dicitura, in questo caso composta da una “M” (paraffata) e dal nome GIROLAMO”, tracciata con caratteri più accurati e con maggiore evidenza. Almeno due le ipotesi che possiamo avanzare: una è che si riferisca al nome di un maestro attivo nella bottega di maestro “Virgiliotto”, certo Girolamo, che per ora non compare nelle nomenclature conosciute dei maestri attivi nella nota bottega faentina, anche se un Girolamo di Carlino è registrato nel 1572 tra i maiolicari Faenza. Altra invece attiene alla “M” tagliata da un segno (o parafata), secondo l’uso paleografico rinascimentale, che potrebbe essere interpretata come “Messer”, dunque un Girolamo a cui poteva esserre indirizzata l’opera. 1RAVANELLI GUIDOTTI 1998, p. 426. 2RAVANELLI GUIDOTTI 1996, pp. 78- 152.

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