(Fossano, 1636 - Napoli, 1688) Studi di figura (fronte e recto) Sanguigna su carta, cm 19,5X30 Il foglio reca un'attribuzione collezionistica a Giovanni Battista Beinaschi che, formatosi a Torino presso la bottega di Monsù Esprit Grandijean a Torino, si traferì a Roma e poi a Napoli dove realizzò, come testimonia il Lanzi, le maggiori imprese: 'Il suo teatro fu Napoli; ov'ebbe numerosa scuola, ove dipinse cupole, volte, e simili architetture da macchinista (...). Ne mancò a lui grazia o di forme, o di colorito, ove si contentò di premer le orme del Lanfranco. Nella scienza del sotto in su valse molto, e negli scorti fu tenuto ingegnosissimo'. Nella Città Eterna Beinaschi si legherà con amicizia e ammirazione al Cerrini, condividendone gli intenti espressivi nel modellato energico e raffinati piani d'ombra di ascendenza guercinesca, ma sarà il forte sodalizio con Giacinto Brandi a caratterizzarne lo stile, accomunato a una sincera emulazione dei modi del Lanfranco. Con il Brandi l'artista ha la possibilità di cimentarsi nella pittura a fresco subendo le suggestioni di Mattia Preti e del linguaggio tenebroso rivisitando il naturalismo aulico, ma non privo di contrasti di lume del Guercino, secondo un preciso riesame dell'inesauribile testamento caravaggesco. I presupposti eclettici di partenza: Correggio, Lanfranco, Guercino, Preti, Cerrini, sino alla comprensione del crudo naturalismo riberesco riformato da Battistello Caracciolo e alle composizioni di Mattia Preti. Ciò conduce il pittore ad un lessico che si contraddistingue per antitesi al cortonismo osservante, delineando una peculiare interpretazione del barocco e dagli esiti imprevisti del caravaggismo. Tornando all'opera si può collocare alla piena maturità del pittore tra l'ottavo e nono decennio quindi al agli anni napoletani. La superficie pittorica si presenta sporca con macchie e difetti. Forniamo foto HD del fronte e del verso per documentare lo stato di conservazione. The pictorial surface is idirty with stains and defects. We provide HD photos of the front and the reverseto document the conservation status.
ABIGAIL UND DAVID Öl auf Leinwand. 89 x 146,5 cm. Gerahmt. Die dargestellte Szene bezieht sich auf das 1. Buch Samuel (1 Sam 24,25). Das Gemälde zeigt vor verdunkelter Landschaft die durch Glanzlichter und farbige Kleidung gekennzeichneten Figuren Abigail und David. David war im Begriff, Nabal, den Gemahl Abigails, zu töten, nachdem dieser sich geweigert hatte, ihm Nahrung zu geben. Abigail kam dem jedoch zuvor und sorgte für die Nahrung Davids und seines Gefolges. Das ausgeprägte Chiaroscuro erinnert an die in schwarzer Kreide mit weißen Höhungen ausgeführten Zeichnungen des Künstlers und findet sich in vielen seiner Werke wieder. Aufgrund der umfangreichen Figurenstaffage werden die Figuren hier – anders als sonst bei Beinaschi üblich – etwas kleiner dargestellt und dicht gedrängt. Besonders die Lichtsituation jedoch legt eine Zuschreibung an den genannten Künstler nahe. (14504518) (13) Giovanni Battista Beinaschi, 1636 Fossano – 1688 Naples, attributed ABIGAIL AND DAVID Oil on canvas. 89 x 146.5 cm. (†)
Giovanni Battista Beinaschi (TORINO 1636 - NAPOLI 1688). Sant'Andrea in adorazione della croce del martirio, con cornice. Penna e acquerello bruno su carta. cm 50.2x40.8. Il disegno è da mettere in relazione con il dipinto che rappresenta lo stesso soggetto, Sant’Andrea condotto al martirio, conservato nella collezione del duca di Norfolk a Carlton Towers. Nel disegno — eseguito in controparte rispetto al dipinto — oltre alla figura di sant’Andrea, sono presenti anche altre figure che si ripetono in modo simile nelle pose e negli atteggiamenti, sebbene disposte in maniera differente rispetto all’opera di Carlton Towers. È inoltre da osservare che il volto del santo è stato rappresentato da Beinaschi in modo pressoché identico in un disegno conservato a Vienna (Graphische Sammlung), probabilmente uno studio preparatorio per gli affreschi della cappella del Crocifisso nella chiesa del Gesù Nuovo a Napoli. Beinaschi fu un eccellente disegnatore, il cui linguaggio si distingue per un marcato fervore, capace di coniugare i modi di Lanfranco con quelli di Borgognone, di Pietro Testa e di Maratta. Provenienza: Heidelberg, Winterberg, 24 april 1971, Lot.131 (Maniera di Guido Reni); Friburgo, Kunstsalon Straetz; Amsterdam, Sotheby’s, Sale n.AM0945, Lot.31; Olanda, collezione privata
ABIGAIL UND DAVID Öl auf Leinwand. 89 x 146,5 cm. Gerahmt. Die dargestellte Szene bezieht sich auf das 1. Buch Samuel (1 Sam 24,25). Das Gemälde zeigt vor verdunkelter Landschaft die durch Glanzlichter und farbige Kleidung gekennzeichneten Figuren Abigail und David. David war im Begriff Nabal, den Gemahl Abigails zu töten, nachdem dieser sich geweigert hatte ihm Nahrung zu geben. Abigail kam ihm jedoch zuvor und sorgte für die Nährung Davids und seines Gefolges. Seinen in schwarzer Kreide mit weißen Höhungen existierenden Zeichnungen entspricht das stark zum Einsatz kommende Chiaroscuro, wie es in vielen seiner Bilder zu Tage tritt. Aufgrund der umfangreichen Figurenstaffage werden die Figuren hier – anders als sonst bei ihm üblich – etwas kleiner dargestellt und dicht gedrängt. Besonders die Lichtsituation jedoch legt eine Zuschreibung an den genannten Künstler nahe. (14504518) (13) Giovanni Battista Beinaschi, 1636 Fossano – 1688 Naples, attributed ABIGAIL AND DAVID Oil on canvas. 89 x 146.5 cm. (†)
ABIGAIL UND DAVID Öl auf Leinwand. 89 x 146,5 cm. Gerahmt. Die dargestellte Szene bezieht sich auf das 1. Buch Samuel (1 Sam 24,25). Das Gemälde zeigt vor verdunkelter Landschaft die durch Glanzlichter und farbige Kleidung gekennzeichneten Figuren Abigail und David. David war im Begriff Nabal, den Gemahl Abigails zu töten, nachdem dieser sich geweigert hatte ihm Nahrung zu geben. Abigail kam ihm jedoch zuvor und sorgte für die Nährung Davids und seines Gefolges. Seinen in schwarzer Kreide mit weißen Höhungen existierenden Zeichnungen entspricht das stark zum Einsatz kommende Chiaroscuro, wie es in vielen seiner Bildern zu Tage tritt. Aufgrund der umfrangreichen Figurenstaffage werden die Figuren hier – anders als sonst bei ihm üblich – etwas kleiner dargestellt und dicht gedrängt. Besonders die Lichtsituation jedoch legt eine Zuschreibung an den genannten Künstler nahe. (14504518) (13) Giovanni Battista Beinaschi, 1636 Fossano – 1688 Naples, attributed ABIGAIL AND DAVID Oil on canvas. 89 x 146.5 cm. (†)
LOTH UND SEINE TÖCHTER Öl auf Leinwand. Doubliert. 120 x 170 cm. In vergoldetem Profilrahmen. Die alttestamentarische Szene vor abgedunkeltem Fond wiedergegeben mit nah an den Betrachter gerückten großformatigen Figuren. Nach rechts die Figur des lagernden Loth, dessen Scham von einer seiner Töchter verdeckt wird, die im Zentrum eine reizvolle Rückenansicht bietet, während die andere Tochter im Begriff ist, mit einer Kanne Wein nachzuschenken (1, Mose 19,30–38). Beinaschi gehörte zu den Künstlern, die sich stark von der römischen Schule und insbesondere von Giovanni Lanfranco (1582 – 1647) beeinflussen ließen. Er war bekannt für seine ausdrucksstarken Fresken mit dynamischen Figuren, leuchtenden Farben und dramatischer Lichtführung. Seine Werke schmücken zahlreiche Kirchen und Paläste, in denen er biblische und mythologische Szenen mit großer Bewegtheit und emotionaler Intensität darstellte. Literatur: Das hier vorgestellte Gemälde ist besprochen und abgebildet in: Vincenzo Pacelli und Francesco Petrucci, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Rom 2011, Abb. 77, S. 57. (1450823) (13) Giovanni Battista Beinaschi, 1636 Fossano – 1688 Naples LOT AND HIS DAUGTHERS Oil on canvas. Relined. 120 x 170 cm. Literature: The present painting is discussed and illustrated in: Vincenzo Pacelli and Francesco Petrucci, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Rome 2011, ill. 77, p. 57.
(Fossano, 1636 - Napoli, 1688) Venere e Adone Olio su tela, cm 178X231 Provenienza: Norvegia, collezione privata Londra, Sotheby's, 1° novembre 1972, lotto 110 (come Giovanni Battista Beinaschi) Collezione privata Bibliografia: F. Navarro, Giovan Battista Beinaschi, in Civiltà del Seicento a Napoli, Catalogo della mostra a cura di R. Causa e N. Spinosa, Napoli 1984, p. 117 (citato) F. Navarro, Beinaschi, Giovan Battista, in La Pittura in Italia, Il Seicento, a cura di M. Gregori, E. Schleier, Milano 1989, vol. 2, p. 631 A. Gesino, in Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, a cura di V. Pacelli e F. Petrucci, Roma 2011, p. 314, n. Cb8 Il dipinto, dopo la sua vendita avvenuta a Londra nel 1972, era di ubicazione sconosciuta, pertanto è quanto mai prezioso il suo ritrovamento, trattandosi dell'unica opera a soggetto profano realizzata dall'artista e dove esprime al meglio la sua straordinaria sensibilità barocca. La scena, raffigurante Venere che soccorre Adone secondo la narrazione di Ovidio (Metamorfosi, X, 524-559), è condotta con un pittoricismo neoveneto, suggestioni emiliane desunte da Giovanni Lanfranco e Giovanni Francesco Barbieri, ma si evince il sentimento tenebroso di Mattia Preti. La tipologia dei volti e il volgere delle vesti ricordano la Sacra Famiglia con San Gioacchino e Sant'Anna già della galleria Canesso (Gesino, cat. Pp, 313-314, Cb7), e possiamo cogliere la stretta affinità nei lineamenti femminili, sfuggenti e resi delicati da soffici sfumature volte a disegnare le forme dando vita agli effetti chiaroscurali. L'attenzione del pittore converge sugli aspetti narrativi e non tralascia di sottolinearne la drammaticità con una precisa regia gestuale, mentre il fondale segnato da un cielo velato dall'oscurità fa risaltare i protagonisti, illuminati da un'intensa fonte di luce proveniente dall'alto a sinistra dando vita a suggestivi bagliori. Tutto ciò conduce il pittore ad un lessico che si contraddistingue per antitesi al cortonismo, delineando una peculiare interpretazione del barocco capitolino con affinità al naturalismo di Pier Francesco Mola e, come affermato da Francesco Petrucci, 'rappresentando una costola deviata e dagli esiti imprevisti del caravaggismo'. Questi indizi conducono a una datazione che scorre tra il 1660 e il 1665, è quindi difficile stabilire se l'esecuzione sia da collocare a Roma o al primissimo momento napoletano, ma è comunque indubbio che la vitalità inventiva di Beinaschi gli consentì di assumere un ruolo primario della decorazione a fresco partenopea anticipando soluzioni che saranno sviluppate da Luca Giordano e Francesco Solimena. Bibliografia di riferimento: L. Pascoli, Vite de' pittori... moderni, II, Roma 1736, pp. 223-234 B. De Dominici, Vite dei pittori... napoletani [1743-46], III, Napoli 1844, pp. 534-539
BEINASCHI GIOVAN BATTISTA (1636 - 1688). Saint Andrew adoring the cross of martyrdom. Provenance: Winterberg, Heidelberg, 24 april 1971, lot131 (Maniera di Guido Reni); Kunstsalon Straetz, Friburgo; Sotheby’s, Amsterdam, asta n.AM0945, Lot 31; Private Collection, Netherlands.. 40,80 x 50,20 cm.
ABIGAIL UND DAVID Öl auf Leinwand. 89 x 146,5 cm. Gerahmt. Die dargestellte Szene bezieht sich auf das 1. Buch Samuel (1 Sam 24,25). Das Gemälde zeigt vor verdunkelter Landschaft die durch Glanzlichter und farbige Kleidung gekennzeichneten Figuren Abigail und David. David war im Begriff Nabal, den Gemahl Abigails zu töten, nachdem dieser sich geweigert hatte ihm Nahrung zu geben. Abigail kam ihm jedoch zuvor und sorgte für die Nährung Davids und seines Gefolges. Seinen in schwarzer Kreide mit weißen Höhungen existierenden Zeichnungen entsprechen die stark zum Einsatz kommende Chiaroscuro, wie es in vielen seiner Bildern zu Tage tritt. Aufgrund der umfrangreichen Figurenstaffage werden die Figuren hier – anders als sonst bei ihm üblich – etwas kleiner dargestellt und dicht gedrängt. Besonders die Lichtsituation jedoch legt eine Zuschreibung an den genannten Künstler nahe. (14504518) (13) (†) Giovanni Battista Beinaschi, 1636 Fossano – 1688 Naples, attributed ABIGAIL AND DAVID Oil on canvas. 89 x 146.5 cm.
Olio su tela cm. 115x91 Provenienza: Raccolta Conti Mancini, Roma. L'opera è accompagnata dal parere scritto del Prof. Nicola Spinosa. [...] Questo filosofo [...] era assegnato a Giacinto Brandi. La tela in argomento appartiene, invece, senza dubbio alcuno a Giovan Battista Beinaschi, che in occasione dei suoi due soggiorni a Roma - il primo degli anni Sessanta e il secondo alla fine degli anni Settanta del secolo - aveva avuto contatti diretti con Brandi, subendone inizialmente anche l'influenza e poi collaborando con quest'ultimo nelle due vaste imprese decorative delle chiese romane dei Santi Ambrogio e Carlo Al Corso e di Santa Maria Del Suffragio in Via Giulia. Proveniente in origine dalla raccolta dei Conti Mancini, illustri collezionisti e a Roma, immediati referenti in campo anche artistico del Granduca Cosimo III De Medici [...]. Estratto dall'expertise del Prof. Nicola Spinosa.
oil on canvas cm 122 x 158.5 Photographic references Zeri Photo Archive, n. 48808 We thank Dr. Francesco Petrucci for confirming this attribution after viewing the work in person. Il dipinto è databile al periodo napoletano dell'artista, come si può evincere dall'uso della tela a trama grossa, tipica della pittura partenopea. Anche il soggetto fu più volte replicato da Beinaschi proprio durante il suo soggiorno a Napoli. Se ne segnala, infatti, un'altra versione passata in asta presso Briscadieu (S.V.V.), Bordeaux, Francia, il 15 giugno 2019 e un'altra pubblicata da Susanna Marra (in V. Pacelli e F. Petrucci, Giovan Battista Beinaschi: pittore barocco tra Roma e Napoli, Roma 2011, Cb. 12, p. 316s.). Il dipinto qui offerto sembrerebbe essere quello repertoriato nella fototeca Zeri, in cui compare però la foto durante il restauro. Il tema biblico di Loth e le figlie era molto richiesto ed apprezzato dalla committenza napoletana, anche ecclesiastica, dell'epoca, perché permetteva di rappresentare un soggetto dalle forti connotazioni erotiche e incestuose, giustificato dal riferimento alle Sacre Scritture.
Giovanni Battista Beinaschi (Fossano 1636 - Napoli 1688) Maddalena Olio su tela 110 x 85 cm Dopo un primo apprendistato a Torino presso "Monsù Spirito", ancor oggi pittore sconosciuto e senza fonti, Beinaschi si trasferì a Roma nel 1652. Qui operò nella bottega di Pietro del Po, anche se le influenze maggiormente evidenti furono di Lanfranco, del quale egli fu tra i più fedeli seguaci. A Roma egli conobbe Cerrini, condividendone il fare pittorico con contorni ondulati e morbidi, resi con un colore raffinato con chiaroscuri che ricordano quanto fatto dal Guercino. Con Brandi si prestò alla pittura a fresco con suggestioni di Mattia Preti, e conseguentemente apprezzò il naturalismo la pittura tenebrosa. Raggiunta Napoli, Beinaschi sviluppò i modi originariamente lanfranchiani schiarendo le tinte e attenuando il risalto grafico dei contorni delle figure, al fine di realizzare una maggiore fusione cromatica e un più mosso pittoricismo. È significativo ricordare che Beinaschi in questa fase raggiunse risultati molto simili a quanto offrivano Luca Giordano e Francesco Solimena. Nella città partenopea approfondì quanto visto e appreso a Roma, entrando in contatto col crudo naturalismo di Ribera, grazie alla rivisitazione di Battistello Caracciolo e Guillaume Courtois il Borgognone. Giovanni Battista Beinaschi (Fossano 1636 - Naples 1688) Magdalene Oil on canvas 110 x 85 cm
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI (1636-1688) 'Assunzione della Vergine' olio su tela Bozzetto preparatorio per la pala d'altare della quale è noto il disegno preparatorio alla Kunstakademie di Dusseldorf cm.70x95
black pencil on paper with watermark mm 390 x 250 framed with glass This is a preparatory study for the figure of one of the prophets of Paradise executed by Beinaschi in the dome of the church of the Santi Apostoli in Naples, around 1680-1682, a central test for the painter's fresco production. A preparatory sketch for the fresco is known, preserved in the Musée Eucharistique du Hieron, and several preparatory drawings, four of which are in the Royal Collection at Windsor Castle. Among these, one in particular (inv. RCIN 906114) with the study of the same prophet as our drawing who, in the fresco, is placed on the right under Christ. However, the two sheets present two different compositional ideas: the one in the Royal Collection reflects the final version of the dome of Naples, with the prophet looking downwards; in ours, however, the gaze is turned upwards, hypothetically towards the figure of Christ. It is, therefore, reasonable to hypothesize that the sheet in question constitutes an initial solution conceived by the painter and then not realized in favor of the Windsor version.
Giovanni Battista Beinaschi Turin 1636–1688 Naples A mythological scene oil on canvas unframed: 98.1 x 72.6 cm.; 38⅝ x 28⅝ in. framed: 114.9 x 90.2 cm.; 45¼ x 35½ in.
European, Italian, 17th century. Initials at bottom center - possibly "GB" "JR" or "JF". Additional letters at center of right edge of composition. A monumental oil on canvas painting depicting the Lamentation Over the Deposed Christ. There has been some speculation that this painting was created by Giovanni Battista Beinaschi (Fossano 1636 - 1688 Naples) who trained in Rome but was active in Naples during the second half of the 17th century. Others have speculated that this painting was created by the School of Jusepe de Ribera or the Neapolitan School of Italian Art. The composition presents the body of Jesus Christ deposed from the Cross with the Virgin Mary, St. John the Evangelist, three pious women - perhaps the Three Marys (Mary Magdalene, Mary of Clopas, and Mary Salome) - and two angels sharing in their grief. A striking Old Master painting of considerable size rendered with fine modeling, rich hues, and brilliant tenebroso (dramatic lights and darks) and mounted in a custom wood frame. An exceptional piece that is worthy of conservation work and would stand out an any fine art collection. Size (sight view): 70.5" L x 94.75" W (179.1 cm x 240.7 cm) Size (frame): 77.5" L x 101.5" W (196.8 cm x 257.8 cm) About Giovanni Battista Benaschi: Giovanni Battista Benaschi was a Baroque artist who was born in Fossano, Italy near Turin and moved to Rome at an early age. In addition to painting, Benaschi was also a draughtsman and an engraver. Among Benaschi's works in Rome are "The Fortress" - a fresco in the left nave of the Basilica of Santi Ambrogio e Carlo al Corso; "The Annunciation," "The Crucifixion," and "St. Michael Defeating the Rebel Angels" in San Bonaventura al Palatino; "Daniel in the Lions' Den," "The Resurrection of Lazarus" and the frescoes with The Eternal Father in Glory and The Assumption in the choir of the Church of Santa Maria del Suffragio. In Naples, one may find "San Filippo Neri in Glory," a fresco in the sacristy of the Church of the Girolamini as well as Stories of the Old Testament" and the Passion of Christ frescoes in the Church of Gesu Nuovo. Other works include: "Allegory of Time" (1675-1680) in Civic Museums of Palazzo Buonaccorsi of Macerata; "The Crying of St. Peter" at the Palazzo Rosso in Genoa; "Death of Abel" and "The Deposition of Abel," Real Academia de Bellas Artes de San Fernando in Madrid; "The Sacrifice of Abraham" in Brest's Museum of Fine Arts, Brest; "Head of an Old Man" in the Museum of Fine Arts of Caen; "The Clotho Park" (1680) in Walters Art Museum, Baltimore; and "Holy Family with Angels" (1652) in the Fine Arts Museums of San Francisco. About Jusepe de Ribera: "Jusepe de Ribera was born in 1591 in the town of Jativa, near Valencia, in Spain. It seems likely that Ribera first studied painting in Valencia, but there is no documentation for this or for an eighteenth-century biographer's assertion that the young painter studied with Francisco Ribalta (1565-1628). No traces of Ribera's artistic origins can be detected in his earliest known works. / Ribera may have come to Italy as early as 1608-1609, probably via Naples, then under the control of Spanish viceroys. He would then have passed through Rome on his way to Lombardy, where he is recorded by several contemporary sources as an already established painter. He is first documented in Parma in 1611, when he received payment for a Saint Martin and the Beggar (lost, known in copies) for the church of San Prospero. The artist is next documented in Rome in 1613 as a member of the Accademia di San Luca. The works of these years, such as the series of the Five Senses, reveal Ribera's intimate study of Caravaggio (1571-1610) and his followers. Ribera's naturalism is tempered, however, by a monumentality of the human figure based on careful study of Roman Cinquecento masters, such as Raphael, whom Ribera himself cited as a touchstone of his art, as well as ancient sculpture. Throughout his life, Ribera also made reference to the refined and languid yet sculptural figure style of Guido Reni (1575-1642). Ribera's drawing technique, especially his chalk studies of individual figures, reflects his thoroughly Italian training and continued reference to Guido Reni. / Ribera is next documented in Naples in September 1616, when he married the daughter of the Neapolitan painter Gian Bernardino Azzolino, called il Siciliano (d. 1645). This marriage suggests prior contacts with Naples and in fact Ribera soon established himself as an important painter there. Aside from a brief trip to Rome in 1620-1621 to learn the art of etching, and another in 1626 to receive the Order of Christ of Portugal from Pope Urban VIII Barberini, Ribera is not known to have left Naples. The few etchings of the 1620s were probably executed to make his works better known and subsequently carried his fame into northern Europe. In this period Ribera's chief patrons were the Spanish Viceroys and nobility, who commissioned paintings for Spanish churches and collections. Now, as earlier, Ribera signed and often dated his works and carefully appended "español" to denote his Spanish nationality, an important factor in a city where patrons often declined to patronize local artists. / In the early 1630s Ribera's style began to change markedly. He moved away from sharp chiaroscuro toward a more luminous, golden overall tonality, became increasingly interested in color, and employed more expansive but balanced compositional schemas, without, however, completely abandoning his Caravaggesque roots. It is probably that Ribera participated in the growing preference for Bolognese art, brought to Naples from Rome with Domenichino's (1581-1641) commission of 1631 for the Treasury of San Gennaro in the Duomo. Ribera would have seen a wide range of works in Neapolitan collections, including those of Guido Reni and Peter Paul Rubens (1577-1640), which are also often cited as catalysts for the increasing painterliness of Neapolitan painting in the late 1630s and 1640s. The neo-venetianism current in Rome during the 1620s and 1630s may also have played a role, reawakening Ribera's earlier interest in the colorism of the Venetian Cinquecento masters. / In the 1640s Ribera's production fell off sharply due to chronic illness, although his studio continued to turn out numerous works, many bearing his signature. He executed several large paintings for the Certosa di San Martino in Naples and continued to send works to Spain. His Immaculate Conception of 1635 for the Augustinas Descalzas of Salamanca was instrumental in establishing this iconography in Spain and is also one of his most Bolognese works. Ribera died in Naples in 1652. / Although essentially Italian in training and style, Ribera had great influence on painters in Spain and indeed throughout Europe. His modified Caravaggism informed the course of Neapolitan painting in the first half of the seventeenth century when many important artists passed through his studio, among them the Master of the Annunciation to the Shepherds and Aniello Falcone (1607-1656). The dominant personality in Neapolitan painting of the later seventeenth century, Luca Giordano (1634-1705), also began his career as a follower of Ribera." (Source: National Gallery of Art Washington, DC) Provenance: private Lakewood, Colorado, USA collection All items legal to buy/sell under U.S. Statute covering cultural patrimony Code 2600, CHAPTER 14, and are guaranteed to be as described or your money back. A Certificate of Authenticity will accompany all winning bids. We ship worldwide and handle all shipping in-house for your convenience. #185206
BEINASCHI, GIOVANNI BATTISTA 1636 Fossano - 1688 Naples attributed Title: Lamentation of Christ. Date: Around 1670-1688. Technique: Oil on canvas. Mounting: Relined. Measurement: 54 x 50cm. Provenance: Collection Erich Schleier, Berlin. We are grateful to Andrea G. De Marchi, Rome, for confirming the attribution of the present painting on the basis of a high-resolution digital photograph. Estimated shipping costs for this lot: Germany: 26,89 Euro plus 5,11 Euro VAT EU: 37,82 Euro plus 7,18 Euro VAT Worldwide: 71,43 Euro plus 13,57 Euro VAT additional shipping insurance Explanations to the Catalogue Giovanni Battista Beinaschi Baroque 17th C. Old Masters Passion of Christ Painting
(Fossano 1636–1688 Naples) Saint John the Baptist, oil on canvas, 197 x 147.5 cm, framed Provenance: European Aristocratic collection We are grateful to Francesco Petrucci for confirming the attribution of the present painting on the basis of a photograph. The composition illustrates the episode of Saint John the Baptist preaching in the desert, narrated in the Gospel of Saint Matthew. The saint is portrayed bare-chested and covered by a red cloak, unlike the Gospel narration which describes him as dressed in camel hair with a leather belt. He is depicted seated on a rock accompanied by his traditional attribute of the lamb, with some figures intently listening to him. This previously unpublished work relates to Beinaschi’s fresco in the lunette of the Church of Santa Maria degli Angeli in Pizzofalcone, Naples, painted between 1668 and 1673 (see V. Pacelli, F. Petrucci [eds.], Giovanni Battista Pacelli pittore Barocco tra Roma e Napoli, Rome 2011, pp. 239–240, cat. no. A11). Here, as in the Neapolitan fresco, Beinaschi depicts Saint John the Baptist with an outstretched arm and the figure of the elderly woman with a pronounced physionomy, with clasped hands on the right, this figure appears in both the present painting and the fresco, however the background elements differ. The inspiration for the figure of the Baptist also relates to Domenichino’s fresco in the entrance arch of Sant’Andrea della Valle, Rome, depicting Saint John pointing out Jesus to Saint Andrew and Saint John, from which Beinaschi also seems to have taken the idea of the figure in the background. Further proof of the painter’s continuous study of the Sant’Andrea della Valle model is a drawing in the Louvre, Paris (inv. no. 6339), in which Beinaschi uses the pose of Domenichino’s Baptist for the representation of an angel. This is further documented by the Neapolitan biographer Lione Pascoli, according to whom Pietro del Po’, Beinaschi’s teacher, advised him to visit the church of Sant’Andrea to examine its frescoes (see F. Petrucci, ibid. 2011, p. 36). The present work can be dated to the painter’s first stay in Naples, reflecting the influence of Giovanni Lanfranco and Mattia Preti. After an initial apprenticeship in his Piedmontese hometown, Beinaschi moved to Rome around 1650, where he was a pupil of Pietro del Po’ and from 1663 on of Giovanni Lanfranco in Naples. Beinaschi worked successfully in fresco and easel painting, as he was commissioned by both religious and private patrons, becoming one of the most sought-after artists of his time.
DER HEILIGE JOSEF MIT DEM KIND, DREI PUTTI UND EINEM ENGEL Öl auf Leinwand. Doubliert. 47 x 37 cm. In dekorativem Rahmen. Beigegeben eine Expertise von Emilio Negro, Bologna, der das vorliegende Gemälde dem oben genannten Maler zuschreibt, in Kopie. Im Vordergrund die Dreiviertel-Darstellung des älteren Josef in grauem Gewand mit goldgelben Umhang, sowie mit grauem Haar und Vollbart, der liebevoll den Jesusknaben auf einem weißen Tuch in seinen Armen wiegt. Vor dunklem Hintergrund wird die Darstellung beleuchtet vom Licht, das vom Himmel ausgeht und über die Wolken fällt, als auch von den beiden Heiligenscheinen von Jesus und Josef. Hinter Josef stehend ein geflügelter Engel mit einem blühenden Stab, dem Attribut des Heiligen. Darstellung mit starken Hell-Dunkel-Kontrasten, die an Caravaggio erinnern. Negro sieht in dem vorliegenden Werk ein Andachtsbild von Beinaschi voller künstlerischer Reife. (1391832) (18)
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI (FOSSANO, NEAR TURIN 1636-1688 NAPLES) Christ at supper with Simon the Pharisee oil on canvas, unframed 88 ¼ x 122 ¼ in. (224.2 x 310.5 cm.)
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI, att. a (Fossano 1636 - Napoli 1688) MADDALENA PENITENTE Olio su tela, cm. 56 x 75 PROVENIENZA Famiglia romana CONDITION REPORT Rintelo a spina di pesce. Alcuni restauri ossidati sulla schiena della Maddalena CORNICE Cornice in legno dorato a sezione piatta con fiori e bordi a palmette, della fine del XIX secolo
ATTRIBUÉ À GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI (1636-1688) SAINT JOSEPH Toile Au dos, deux inscriptions Att. to G. B. Beinaschi, Saint-Joseph, canvas, two inscriptions on the back 72,50 x 58 CM - 28,5 x 22,8 IN.
BEINASCHI GIOVAN BATTISTA (1636 - 1688). The Incredulity of Saint Thomas. Provenance: Zamboni Collection, Reggio Emilia, before 1996. Bibliography: Vincenzo Pacelli, Francesco Petrucci, Giovan Battista Beinaschi-pittore barocco tra Roma e Napoli, Andreina e Valneo Budai Editori, Rome 2011, p. 81 fig. 109 e p. 313 card cb5. Mentioned like Beinaschi: Riccardo Lattuada, Laura Raucci, Vita e opere di Giacomo Farelli (1629-1706, artista e gentiluomo nell'Italia barocca, Tau Editore, 2020, p. 305, card c32. Reference: Fototeca Zeri, inv. 104054, envelope 487, card 47773, where it was attributed to Giacinto Brandi.. Cm 217,00 x 144,50.
Giovanni Battista Beinaschi Turin 1636 - 1688 Naples Saint Peter Holding the keys to the Kingdom of Heaven oil on canvas canvas: 26 ⅜ by 19 ¼ in.; 67.0 by 48.9 cm. framed: 33 ⅛ by 25 ¾ in.; 84.1 by 65.4 cm.
(Fossano, 1636 - Napoli, 1688) Figura di Santo Olio su tela, cm 61X50 Nato a Fossano nel 1636 e formatosi a Torino presso la bottega di Monsù Esprit Grandijean, Beinaschi si traferì a Roma e poi a Napoli dove realizzò, come testimonia il Lanzi, le maggiori imprese: 'Il suo teatro fu Napoli; ov'ebbe numerosa scuola, ove dipinse cupole, volte, e simili architetture da macchinista (...). Ne mancò a lui grazia o di forme, o di colorito, ove si contentò di premer le orme del Lanfranco. Nella scienza del sotto in su valse molto e negli scorti fu tenuto ingegnosissimo'. Nella Città Eterna Beinaschi si legherà con amicizia e ammirazione al Cerrini, condividendone gli intenti espressivi nel modellato energico e raffinati piani d'ombra di ascendenza guercinesca, ma sarà il forte sodalizio con Giacinto Brandi a caratterizzarne lo stile, accomunato a una sincera emulazione dei modi del Lanfranco. Con il Brandi l'artista ha la possibilità di cimentarsi nella pittura a fresco subendo le suggestioni di Mattia Preti e del linguaggio tenebroso rivisitando il naturalismo aulico, ma non privo di contrasti di lume del Guercino, secondo un preciso riesame dell'inesauribile testamento caravaggesco. I Presupposti eclettici di partenza: Correggio, Lanfranco, Guercino, Preti, Cerrini, sino alla comprensione del crudo naturalismo riberesco riformato di Battistello Caracciolo e alle modulate composizioni di Guillaume Courtois. Ciò conduce il pittore ad un lessico che si contraddistingue per antitesi al cortonismo osservante, delineando una peculiare interpretazione del barocco con affinità al naturalismo di Pier Francesco Mola. Ma sarà a Napoli in cui il nostro esprimerà al meglio la sua straordinaria forza pittorica e a questo periodo è da collocare la tela in esame per il diretto confronto con le opere mature dell'artista, quanto mai espressive per il lessico, con i forti 'sbattimenti' di lume degni della migliore lezione partenopea e in modo particolare di Battistello. Ciò induce a mettere in evidenza come nella piena maturità il Beinaschi giunge a esiti di altissimo livello e nel nostro caso basti il confronto con i simili soggetti realizzati a Roma durante il settimo decennio del XVII secolo come il San Pietro della collezione Durazzo Pallavicini di Genova (cfr. A. Gesino, in Beinaschi 2011, pp. 294-295, n. Ca4). Bibliografia di riferimento: V. Pacelli, F. Petrucci, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Roma 2011, ad vocem A. Gesino, in Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, a cura di V. Pacelli, F. Petrucci, Roma 2011, ad vocem
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI (FOSSANO 1636-NAPLES 1688) LE JUGEMENT DE SALOMON Crayon noir, plume et encre brune, lavis brun et rehauts de gouache blanche, traces de sanguine sur papier beige Sur deux feuilles jointes, accidents sur les bords, pliures et petits manques sur les coins The Judgment of Solomon, black pencil, pen and brown ink, brown wash and white gouache highlights, traces of sanguine on beige paper, on two joined sheets, accidents on the edges, folds and small lacks on angles 43,3 x 56,7 cm - 17 x 22,3 in.
oil on canvas, in oval 78.5 x 60.7 cm originally rectangular, 61 x 49 cm inscription on the back L [an] fra. [n] co Giovanni Battista Beinaschi, durante il suo soggiorno napoletano, raffigurò il medesimo modello di uomo avanti negli anni e dai tratti fortemente caratterizzati in altre opere eseguite sia su tela che ad affresco, tra cui si segnalano il San Paolo eremita del dipinto di Sant’Antonio Abate e San Paolo eremita, in collezione privata inglese, e l’apostolo Pietro nell’Incredulità di San Tommaso sul mercato antiquario romano nel 1965, entrambe tele databili al 1675-80, ed infine il Profeta Ezechiele rappresentato in uno dei pennacchi della cappella del Crocefisso presso la chiesa Gesù Nuovo di Napoli, databile al 1684-85. Una "Mezza figura per Dritto S. Pietro originale del [Beinaschi]", ipoteticamente identificabile con il dipinto in esame, è ricordata nell'inventario dei beni di Pellegrino Peri, a Roma nel 1699 (cfr. F. Petrucci e V. Pacelli, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Roma 2011, cat. D44).
Giovanni Battista Beinaschi, Benaschi o Benasca (Fossano 1636 - Napoli 1688) attribuito San Girolamo Olio su tela 72 x 55 cm La figura con lo sguardo rivolto al basso è tipica del Beinaschi, e la ritroviamo sia nel Padre Eterno conservato nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Napoli, sia nell'Eraclito esitato il 09/04/2014 da Dorotheum a Vienna. Dopo un primo apprendistato a Torino presso "Monsù Spirito", ancor oggi non pittore sconosciuto e senza fonti, Beinaschi si trasferì a Roma nel 1652. Qui operò nella bottega di Pietro del Po, anche se le influenze maggiormente evidenti furono di Lanfranco, del quale egli fu tra i più fedeli seguaci. A Roma egli conobbe Cerrini, condividendone il fare pittorico con contorni ondulati e morbidi, resi con un colore raffinato con chiaroscuri che ricordano quanto fatto dal Guercino. Con Brandi si prestò alla pittura a fresco con suggestioni di Mattia Preti, e conseguentemente apprezzò il naturalismo la pittura tenebrosa. Raggiunta Napoli, Beinaschi sviluppò i modi originariamente lanfranchiani schiarendo le tinte e attenuando il risalto grafico dei contorni delle figure, al fine di realizzare una maggiore fusione cromatica e un più mosso pittoricismo. E’ significativo ricordare che Beinaschi in questa fase raggiunse risultati molto simili con quanto offrivano Luca Giordano e Francesco Solimena. Nella città partenopea approfondì quanto visto e appreso a Roma, entrando in contatto col crudo naturalismo di Ribera, grazie alla rivisitazione di Battistello Caracciolo e Guillaume Courtois il Borgognone. Giovanni Battista Beinaschi, Benaschi or Benasca (Fossano 1636 - Naples 1688) attributed St. Jerome Oil on canvas 72 x 55 cm The figure looking down is typical of Beinaschi, and we find it both in the Father Eternal Conservator in the church of Santa Maria dei Miracoli in Naples, and in the Heraclitus hesitated on 09/04/2014 from Dorotheum a Vienna.
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI (Fossano 1636-Naples 1688) Le Jugement de Salomon Crayon noir, plume et encre brune, lavis brun et rehauts de gouache blanche, traces de sanguine sur papier beige Sur deux feuilles jointes, accidents sur les bords, pliures et petits manques sur les coins The Judgment of Solomon, black pencil, pen and brown ink, brown wash and white gouache highlights, traces of sanguine on beige paper, on two joined sheets, accidents on the edges, folds and small lacks on angles 43,3 x 56,7 cm - 17 x 22,3 in.
DER HEILIGE BARTHOLOMÄUS Öl auf Leinwand. 96 x 71,5 cm. Verso alter Papieraufkleber, (separat unter Acrylglas) mehrzeilig franz. beschriftet, aus der Zeit der Provenienz Comte de Miollis. Dem Gemälde beigegeben eine ausführliche Expertise von Francesco Pedrucci, Juli 2021. Halbbildnis des Apostels in Lebensgröße. Vor dunklem Hintergrund hebt sich die Gestalt, beleuchtet von links oben, mit sichtbaren Spuren des Alters ab. Der Oberkörper leicht geneigt, der Kopf kahl und graubärtig, der Blick nachdenklich. Die rechte Hand, nahezu zur Faust geballt, hält das Messer als Attribut des Heiligen, der in Mesopotamien enthäutet worden sein soll. Dieselbe kraftvolle Haltung des Messers hat Michelangelo in seinem Bartholomäus im Jüngsten Gericht in der Sixtinischen Kapelle vorgeführt. Ein Verweis auf die Enthäutung des Märtyrers ist in vorliegendem Bild wohl in der delikaten Zurschaustellung der Falten der gealterten Haut des Oberkörpers angedeutet. Der Tonigkeit der Farbgebung, und dem tenebrosen Hell-Dunkel wird hier einzig das Blau im Manteltuch entgegengesetzt. Den Stil finden wir bei einer Reihe weiterer Künstler der Zeit, wie Mattia Preti, Guercino oder Francesco Mola. Hier ist darüber hinaus eine deutliche Nähe zu dem ebenfalls in Neapel wirkenden Jusepe de Ribera festzustellen, vor allem zu dessen Apostelbildnissen. Wie viele andere seiner Zeitgenossen, ist auch Beinaschi an mehreren Orten tätig gewesen, überwiegend zwischen Rom und Neapel. So freskierte er das Mittelschiff und die Kuppel von Sta. Maria degli Angeli in Pizzofalcone, die Kuppel von Sta. Maria delle Grazie in Caponapoli, um nur einiges zu nennen. Seit den 1660er-Jahren beeinflusste er jüngere Maler wie Francesco Solimena oder Paolo de Mattheis. Werke seiner Hand befinden sich in zahlreichen, zumeist öffentlichen Sammlungen und Museen. A.R. Provenienz: (detaillierter Bericht in der Expertise) Sammlung des del Duca di Frisa, 1680 (Neapel?). Sammlung des Géneral Comte Sextius Alexandre Francois de Miollis, ex Villa Miollis al Quirinale (bedeutender großer Maler), publiziert 1814. Danach Privatsammlung. Literatur: Francesco Petrucci, Vincenzo Pacelli, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Rom 2011. Oreste Ferrari, Giovanni Battista Benaschi, in: Alberto M. Ghisalberti (Hrsg.), Dizionario Biografico degli Italiani, Bd. 8: Bellucci-Beregan, Rom 1966. (1320784) (2) (11)
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI (Torino/Fossano 1636 - Napoli 1688) LA CACCIATA DEI MERCANTI DAL TEMPIO Olio su tela, cm. 146 x 196 PROVENIENZA Famiglia napoletana Il dipinto, apparso alla Christie's di Roma nel 1988 è catalogato nell'archivio fotografico della fondazione Federico Zeri come opera di Beinaschi, mentre Maurizio Marini lo pubblica come opera di Giacinto Brandi (M. Marini, 2004, p. 69, f. 9). Successivamente l'attribuzione venne restituita al Beinaschi da Pavone (M.A. Pavone, cat. 12 in Roma 2005, p. 60; M.A Pavone, in Cavallino 2005, p. 122) e successivamente pubblicato da Susanna Marra sempre come Beinasci (V. Pacelli - F. Petrucci, Giovanni Battista Beinaschi, Roma 2011, p. 321). Questo splendido dipinto di grande impatto nell'impaginazione e di grande forza espressiva costituisce un importante aggiunta al linguaggio tardo barocco nel catalogo pittorico delle opere di Giovanni Battista Beinaschi. Da questo la considerazione che le reminiscenze guercinesche si nutrirono nel seicento di una forza tipica del barocco romano e napoletano CONDIZIONI DEL DIPINTO Rintelo novecentesco. Punti e piccole zone di restauro a sinistra e sul volto del Cristo. Un restauro a cerchio sopra il volto della bambina in basso a sinistra, punti di restauro adiacenti al bordo inferiore CORNICE Cornice in legno dorato con intagli a motivi vegetali entro cartigli, del XIX secolo
Giovanni Battista BEINASCHI (1636-1688) Group of saints and angels Pen, brown lavis on countercollared paper (wear, restorations) Groupe de figures de saints et d'angelots Plume, lavis brun sur papier contrecollé (usures, restorations) H_30.5 cm W_45.2 cm Gruppo di santi e angeli Penna, lavis marrone su carat controcollata (usure, restauri) Groupe de figures de saints et d'angelots Plume, lavis brun sur papier contrecollé (usures, restaurations) H_30,5 cm L_45,2 cm
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI Fossano 1636 - Naples 1688 St. Jerome Oil on canvas Size 97,5 x 135,5 cm Beinaschi was a famous late-baroque painter and engraver who worked for the Savoy princes of Turin. Around 1650 he moved to Rome where, together with Giacinto Brandi, he carried out numerous commissions under the direction of Giovanni Lanfranco. In 1664 he travels to Naples to carry out important fresco works in churches and convents in the area such as San Nicola alla Dogana (destroyed), Santa Maria di Loreto or Santa Maria la Nova. This unpublished St. Jerome shows the impact that late Caravaggism had on him during his stay in Naples.
Giovanni Battista Beinaschi, Giovanni Battista Benasca, Giovanni battista Benaschi (Fossano 1636 - Napoli 1688) cerchia Bastone fiorito di San Giuseppe Olio su tela 62 x 45 cm La nostra tela trova interessanti affinità con lo stile di Giovanni Battista Beinaschi, in particolare quelle realizzate durante periodo romano del pittore. Dopo un primo apprendistato a Torino, presso "Monsù Spirito" ancor oggi non pittore sconosciuto e senza fonti, il giovane piemontese si trasferisce a Roma nel 1652. Qui opera nella bottega di Pietro del Po, anche se le influenze maggiormente evidenti, in questa fase, sono di Lanfranco, del quale è, di fatto, seguace tra i più fedeli. A Roma egli conosce e diviene sodale di Cerrini, condividendone il fare pittorico con contorni ondulati e morbidi, rese con un colore raffinate con chiaroscuri che ricordano quanto fatto dal Guercino. Altro artista e amico a formare lo stile del nostro con il quale condivide l’ammirazione per i modi del Lanfranco. Con il Brandi si presta alla pittura a fresco con suggestioni di Mattia Preti, conseguentemente conosce ed apprezza il naturalismo la pittura tenebrosa. Raggiunta Napoli, Beinaschi accresce la sua formazione, sviluppando i modi originariamente lanfranchiani schiarendo le tinte e attenuando il risalto grafico dei contorni delle figure al fine di realizzare una maggiore fusione cromatica e un più mosso pittoricismo. E’ significativo ricordare che Beinaschi in questa fase raggiunge risultati molto simili con quanto offrivano Luca Giordano e Francesco Solimena. Nella città partenopea, inoltre, il nostro eclettico e curioso pittore approfondisce quanto visto e appreso a Roma ed entra in contatto col crudo naturalismo di Ribera, grazie alla rivisitazione di Battistello Caracciolo e Guillaume Courtois il Borgognone. Giovanni Battista Beinaschi, Giovanni Battista Benasca, Giovanni battista Benaschi (Fossano 1636 - Naples 1688) circle Flowering staff of St. Joseph Oil on canvas 62 x 45 cm
(Fossano, 1634 - Napoli, 1688) Joshua ferma il sole Olio su tela, cm 61X111 Nato a Fossano nel 1636 e formatosi a Torino presso la bottega di Monsù Esprit Grandijean, Beinaschi si traferì a Roma e poi a Napoli dove realizzì, come testimonia il Lanzi, le maggiori imprese: 'Il suo teatro fu Napoli; ov'ebbe numerosa scuola, ove dipinse cupole, volte, e simili architetture da macchinista (...). Ne mancì a lui grazia o di forme, o di colorito, ove si contentì di premer le orme del Lanfranco. Nella scienza del sotto in su valse molto e negli scorti fu tenuto ingegnosissimo'. Nella Città Eterna Beinaschi si legherà con amicizia e ammirazione al Cerrini, condividendone gli intenti espressivi nel modellato energico e raffinati piani d'ombra di ascendenza guercinesca, ma sarà il forte sodalizio con Giacinto Brandi a caratterizzarne lo stile, accomunato a una sincera emulazione dei modi del Lanfranco. Con il Brandi l'artista ha la possibilità di cimentarsi nella pittura a fresco subendo le suggestioni di Mattia Preti e del linguaggio tenebroso, rivisitando il naturalismo aulico, ma non privo di contrasti di lume del Guercino, secondo un preciso riesame dell'inesauribile testamento caravaggesco. I presupposti eclettici di partenza: Correggio, Lanfranco, Guercino, Preti, Cerrini, sino alla comprensione del crudo naturalismo riberesco riformato da Battistello Caracciolo e alle modulate composizioni di Guillaume Courtois. Ciì conduce il pittore ad un lessico che si contraddistingue per antitesi al cortonismo osservante, delineando una peculiare interpretazione del barocco capitolino con affinità al naturalismo di Pier Francesco Mola, come affermato da Francesco Petrucci, quasi una costola deviata e dagli esiti imprevisti del caravaggismo. Sarà a Napoli in cui il nostro esprimerà al meglio la sua straordinaria forza pittorica e a questo periodo è da collocare la tela in esame per il diretto confronto con le opere mature dell'artista, quanto mai espressive per il lessico, con i forti sbattimenti di lume degni della migliore lezione partenopea e in modo particolare di Battistello. Ciì mette in evidenza come nella piena maturità il Beinaschi giunga a esiti di altissimo livello e nel nostro caso basti il confronto con la tela raffigurante Battaglia di Giosuè contro gli amalechiti custodita al Museo di Nantes, opera del primo soggiorno napoletano e intrisa di memorie giordanesche e pretiane. Sorprende che l'artista si non si sia dedicato al genere battaglistico, perché osservando l'opera in esame o la straordinaria Caduta di Saulo, custodita nella genovese Chiesa di Santa Maria della Neve scoperta da chi scrive, (cfr. A. Gesino, in Pacelli, Petrucci, pp. 279 ; 280, n. B14), Beinaschi mostra una straordinaria capacità narrativa nell'allestire complesse e movimentate scene a più figure. Bibliografia di riferimento: V. Pacelli, F. Petrucci, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Roma 2011, ad vocem
Giovanni Battista Beinaschi, Giovanni Battista Benasca, Giovanni battista Benaschi (Fossano 1636 . Napoli 1688) bottega/seguace - workshop/follower Volto di filosofo o volto di santo Olio su tela Philosopher's face or saint's face Oil on canvas 60 x 47 cm Dopo un primo apprendistato a Torino, presso "Monsù Spirito" ancor oggi non pittore sconosciuto e senza fonti, il giovane piemontese si trasferisce a Roma nel 1652. Qui opera nella bottega di Pietro del Po, anche se le influenze maggiormente evidenti, in questa fase, sono di Lanfranco, del quale è, di fatto, seguace tra i più fedeli. A Roma egli conosce e diviene sodale di Cerrini, condividendone il fare pittorico con contorni ondulati e morbidi, rese con un colore raffinate con chiaroscuri che ricordano quanto fatto dal Guercino. Altro artista e amico a formare lo stile del nostro con il quale condivide l’ammirazione per i modi del Lanfranco. Con il Brandi si presta alla pittura a fresco con suggestioni di Mattia Preti, conseguentemente conosce ed apprezza il naturalismo la pittura tenebrosa. Raggiunta Napoli, Beinaschi accresce la sua formazione, sviluppando i modi originariamente lanfranchiani schiarendo le tinte e attenuando il risalto grafico dei contorni delle figure al fine di realizzare una maggiore fusione cromatica e un più mosso pittoricismo. E’ significativo ricordare che Beinaschi in questa fase si mette raggiunge risultati molto simili con quanto offrivano Luca Giordano e Francesco Solimena. Nella città partenopea, inoltre, il nostro eclettico e curioso pittore approfondisce quanto visto e appreso a Roma ed entra in contatto col crudo naturalismo di Ribera, grazie alla rivisitazione di Battistello Caracciolo e Guillaume Courtois il Borgognone. Il nostro dipinto si caratterizza per una forte ascendenza napoletana e ha il suo tocco di estrema drammaticità nella mano che denuncia sorpresa e nella bocca aperta che rappresenta una discussione in atto, oppure un sintomo di stupore o paura. Un’opera certa del Beinaschi a cui avvicinarla la troviamo a Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso ( inv. PR 130) “Le lacrime di San Pietro”
GIOVANNI BATTISTA BEINASCHI (Fossano 1636-Naples 1688) Le Jugement de Salomon Crayon noir, plume et encre brune, lavis brun et rehauts de gouache blanche, traces de sanguine sur papier beige Sur deux feuilles jointes, accidents sur les bords, pliures et petits manques sur les coins The Judgment of Solomon, black pencil, pen and brown ink, brown wash and white gouache highlights, traces of sanguine on beige paper, on two joined sheets, accidents on the edges, folds and small lacks on angles 43,30 x 56,70 cm - 17 x 22,3 in.