Loading Spinner

Callisto Piazza (1500 - 1561)

Lot 111: Callisto Piazza da Lodi (Lodi circa 1500 - 1562)

Bloomsbury Auctions

November 20, 2008
Via della Pilotta, Italy

More About this Item


Description

Callisto Piazza da Lodi (Lodi circa 1500 - 1562) Polittico: la Natività tra i santi Simone e Giuda Taddeo, con Cristo in pietà sorretto da Angeli olio su tavola cm 145 x 78 scomparto centrale cm 145 x 45 laterali cm 42 x 75 lunetta firmato e datato 'CHALISTUS LAUDENSIS FACIEBAT/1524' (in basso a sinistra, scomparto centrale) PROVENIENZA: Brescia, Chiesa dei Santi Simone e Giuda Taddeo, dal 1524 al 1791. Brescia, Galleria Avoltori, dopo il 1826 ma prima del 1853, per vie ereditarie tramite Taddea, ultima discendente della Famiglia, sposata Brunelli, a Brescia, Collezione Brunelli, 1882-1950 ca. Brescia, Collezione privata, acquistato 1950 ca., da cui per vie ereditarie agli attuali proprietari. ESPOSIZIONI: Mostra Arte Sacra, Brescia, 1904, cat. n. 25. Girolamo Romanino, Brescia, 1965, cat. n. 89 (il trittico, presentato nella sezione delle opere di Callisto, è privo della cimasa). I Piazza da Lodi, Lodi, 7 ottobre - 17 dicembre 1989, cat. n. 20 (polittico intero). BIBLIOGRAFIA: B. Faino, Catalogo delle chiese di Brescia, [1630-1669], Brescia, Biblioteca Queriniana, mss. E.VII.6 ed E.I.10, ed. a cura di C. Boselli, in "Supplemento ai Commentari dell'Ateneo di Brescia", Brescia, 1961, p. 151. F. Paglia, Il Giardino della Pittura, [1660-1675], Brescia, Biblioteca Queriniana, ms. G.IV.9, p. 657 S. M. Maccarinelli, Le Glorie di Brescia [...], [1747], Brescia, Biblioteca Queriniana, ms. I.VIII.29, ed. a cura di C. Boselli, in "Supplemento ai Commentari dell'Ateneo di Brescia", Brescia, 1959, p. 18 Id., Le Glorie di Brescia, Brescia, [1751], Brescia, Biblioteca Queriniana, ms. G.IV.8, ed. a cura di C. Boselli, in "Supplemento ai Commentari dell'Ateneo di Brescia", Brescia, 1959, p. 34 L. Chizzola - G. B. Carboni, Le pitture e sculture di Brescia che sono esposte al pubblico con un'Appendice di alcune private Gallerie, Brescia, 1760 (rist. anast. Bologna 1967), p. 141 Anonimo, Delle pitture di Brescia, [1791], Brescia, Biblioteca Queriniana, ms. L.II.21 mis. 2, ed. a cura di C. Boselli, in "Commentari dell'Ateneo di Brescia", Brescia, 1960, p. 133 F. Odorici, Guida di Brescia. Rapporto alle arti ed ai monumenti antichi e moderni, Brescia, 1853, p. 174. Id., 1882, p. 153 J.A. Crowe, G.B. Cavalcaselle, A History of Painting in North Italy. Venice, Padua, Vicenza, Verona, Ferrara, Milan, Friuli, Brescia, from the Fourteenth to the Sixteenth Century, II, London, 1871, p. 434, ed. a cura di T. Borenius, London, 1912, III, p. 323. E. Jacobsen, Verteigerungen der Galerie Mafrin, in "Repertorium fuer Kunstwissenschaft", 1897, pp. 36-37. P. Da Ponte, Esposizione bresciana 1904. Catalogo illustrato della sezione arte sacra nella Rotonda o Duomo Vecchio, Brescia, 1897, p. 25 C. Boselli, Gli elenchi della spoliazione artistica nella città e nel territorio di Brescia nell'epoca napoleonica, in "Commentari dell'Ateneo di Brescia", 1960, p. 321. M. L. Ferrari, Calisto de la Piaza, in "Paragone", n. 183, 1965, XVI, pp. 23-24, tav. 9, ried. Eadem, Studi di storia dell'arte, a cura di A. Boschetto, Firenze, 1979, pp. 123-151. Girolamo Romanino, catalogo della mostra a cura di G. Panazza, Milano, 1965, p. 192, cat. n. 89, fig.172. F. Moro, 1487 e oltre, in Pittura tra Adda e Serio. Lodi, Treviglio, Caravaggio e Crema, a cura di M. Gregori, Milano, 1987, p. 110. I Piazza da Lodi. Una tradizione di pittori nel Cinquecento, catalogo della mostra a cura di G. C. Sciolla, Lodi, Museo Civico, Chiesa di San Cristoforo, Tempio dell'Incoronata, 7 ottobre - 17 dicembre 1989, Milano, 1989, scheda a cura di E. Lucchesi Ragni, cat. n. 20; pp. 176-178. G. C. Sciolla, Una proposta per gli inizi di Callisto Piazza, in "Artes", 8, 2000, pp. 51-53. M. Tanzi, Da Bergognone a Tiepolo. Scoperte e restauri in Provincia di Bergamo, catalogo della mostra a cura di S. Facchinetti, Bergamo, Museo Adriano Bernareggi, Cinisello Balsamo, 2002, pp. 50-57. S. Marazzani, V. Gheroldi, Callisto Piazza in Valle Camonica. Ambiente e Tecniche, Breno, 2005, p. 100, cat. n. 1. M. Tanzi, Tre spunti per 'Calisto de la Piaza', in "Prospettiva", nn. 119-120, luglio-ottobre 2005, pp. 112, 117, fig. 10 a p. 116.

Notes

Proveniente dalla Chiesa dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Brescia, il polittico è firmato e datato '1524' da Callisto Piazza nello scomparto centrale. Unico polittico completo ancora di proprietà privata, il dipinto rappresenta il "documento più antico" dell'artista lodigiano ai suoi esordi in terra bresciana, insieme all''Adorazione del Bambino con i Santi Stefano, Antonino e un angelo' già in San Clemente a Brescia ora alla Pinacoteca Tosio Martinengo, come ha osservato Maria Luisa Ferrari nello suo storico articolo del 1965 (Calisto, op. cit. p. 23). "Quando si avvicinò il momento di partorire, la Vergine si levò le scarpe e il mantello bianco, sciolse il velo, lasciando ricadere sulle spalle i capelli d'oro; indi preparò le fasce e le depose al suo fianco. Quando tutto fu pronto si inginocchiò e cominciò a pregare. Mentre ella così pregava con le braccia rivolte al cielo, il Bambino fu improvvisamente nato, circonfuso da una luce così potente da sopraffare completamente quella del cero che Giuseppe reggeva" (la citazione è tratta da J. Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell'arte, Milano, 2001, p. 295). Il raro episodio rappresentato da Callisto è liberamente tratto da un passo delle Revelationes coelestes di Santa Brigida di Svezia, risalenti al 1370, come ci ha comunicato verbalmente il professor Gianni Carlo Sciolla. Il testo in cui la santa immagina un viaggio a Betlemme si diffuse nel nord Europa attraverso l'attività predicatoria dei domenicani e degli ordini mendicanti a partire dal basso Medioevo ed ebbe fortuna nell'arte fiamminga, e più raramente in ambito rinascimentale italiano. La fonte mistica arricchita con varianti - tra cui il particolare di Giuseppe, che stanco per le preoccupazioni terrene e dubbioso della grazia divina, si è addormentato - venne probabilmente suggerita a Callisto da un committente colto, che va individuato nell'ambiente dei Canonici regolari officianti la Chiesa dei Santi Simone e Giuda, a cui era annesso uno ospizio. Le antiche guide bresciane ricordano il polittico della 'Natività' quale pala d'altare della Chiesa dei Santi Simone e Giuda nella quale, secondo quanto aggiunge il Paglia, era conservato un ciclo di affreschi dedicato alla vita e ai miracoli di Gesù. "Dentro al qual Luogo in una stanza antica uedesi della stessa mano dipinto à fresco. L'adultera con il Saluatore che scriue in terra quelle parole del Vangelo. Con varij effetti di figure molto spiritore è ben colorite. Apresso segue Lazaro risusitato da Giesù, con molte figure, che nello stesso tempo che mostrano stupore, arreccano à gli astanti merauiglia. Segue dall'altra il Samaritano, che inuolge le ferite à un pio Languente. Dindi il figliolo della uedoua resusitato. et la sosera di S. Pietro rissanata dal med.o Redentoe. opere fatte con gran uiuacità dal med.o Calisto" [Paglia, Il Giardino (1660-1675), op. cit., p. 657, per la cui trascrizione si rimanda alla scheda di catalogo in I Piazza, op. cit., p. 176)]. La 'Natività' qui offerta resterebbe dunque l'unica testimonianza figurativa della serie degli affreschi perduti, di soggetto evangelico e volti a celebrare l'operato caritatevole dei committenti. Il complesso ecclesiastico di San Simone e Giuda rimase attivo fino alla sua soppressione nel 1771, quando passò di proprietà al Demanio Veneto. Vent'anni dopo, nel 1791, il polittico si trovava ancor nella chiesa, mentre nel 1853 figurava nella Galleria Avoltori, dove lo vide Odorici (Guida di Brescia, op. cit., p. 174), ma non il Brognoli che non lo cita nella descrizione della collezione risalente al 1826 (p. 202). Dagli Avoltori passò, per vie ereditarie tramite Taddea sposata Brunelli, nella raccolta di questa nobile famiglia, nella quale è documentato dal 1882. Nonostante il polittico sia rimasto in collezioni bresciane, a riprova del favore che l'opera incontrò presso l'aristocrazia locale, Cavalcaselle (1871) lo considerò disperso, seguito in questo da Boselli nella sua riedizione de Le glorie di Brescia di Maccarinelli (1959). Durante i passaggi collezionistici, il trittico fu separato dalla sua cimasa, e senza di essa fu presentato alla mostra del Romanino, tenuta a Brescia nel 1965. Sulla base di quanto afferma l'Odorici (1882) che descrive quattro tavole, compreso il "sopraquadro" raffigurante un 'Ecce Homo', pochi anni dopo la mostra, il polittico fu riunito per l'intelligente opera del collezionista bresciano che lo ha posseduto nella seconda metà del Novecento e da cui è giunto in eredità agli attuali proprietari. Il polittico riunificato è stato esposto in occasione della mostra del 1989 dedicata ai Piazza da Lodi, ma viene riprodotto qui per la prima volta correttamente con la cimasa sovrastante la sola 'Natività' e non le tre tavole, come illustrato per errore nel catalogo lodigiano. Callisto Piazza dipinse l'opera nel 1523 un anno dopo il suo arrivo a Brescia dalla nativa Lodi, dove aveva svolto la sua formazione nella bottega di famiglia, di cui restano pochi documenti. Alle prime opere di Callisto, riferite nella letteratura critica alla tarda attività del zio Albertino ma che sarebbero invece frutto della collaborazione con il giovane pittore prima del 1524, appartengono: il polittico Galliani, il polittico Pallavicino, la 'Madonna allattante' di Digione, la 'Visitazione' di Crema, la 'Madonna allattante' di Ombriano, e l''Annunciazione' di San Clemente a Brescia (cfr. Tanzi, Tre spunti per Calisto, op. cit., p. 117). Al 1524 risalgono il polittico qui offerto e l''Adorazione' ora nella Pinacoteca Tosio Martinengo, entrambe firmate e datate nello stesso anno. Osservava Elena Lucchesi Ragni a proposito del polittico: "taluni modelli figurativi chiusi come in un guscio, certe fisionomie tondeggianti, come il volto della Vergine, rimandano ad esempi di Martino ('Madonna col Bambino', Budapest, Museo di Belle Arti); taluna attenzione alla modellazione dei volumi, certo atteggiarsi nei movimenti dei due santi ricordano le figure di Alberto (San Giovanni Battista, polittico Pallavicino, Castiglione d'Adda)" (in I Piazza da Lodi, op. cit., p. 178). L''Adorazione' nella pinacoteca bresciana raggiunge viceversa nuovi esiti per la scelta del formato più ampio e per la tecnica a tempera, più vicina a quella dell'affresco in cui il pittore si cimenterà a Brescia ed in Val Camonica negli anni seguenti fino al 1529, anno in cui ritornerà nella nativa Lodi per dirigere insieme ai fratelli l'impresa di famiglia. Nel polittico in esame l'influenza di Girolamo Romanino si evidenzia nella predominanza verde-azzurra del paesaggio, che fa da splendida cornice, e nella resa del manto della Vergine, impreziosito da fini ricami. Callisto rielabora nella 'Natività' il modulo compositivo del polittico già in Sant'Alessandro ed ora a Londra, National Gallery, anche se del 1525. Mario Marubbi ha perfino ipotizzato una collaborazione del giovane Callisto con il Romanino nel cantiere di San Giovanni Evangenista, ed in particolare l'esecuzione dei Profeti da parte del lodigiano (in Le ceneri violette di Giorgione. Natura e Maniera tra Tiziano e Caravaggio, catalogo della mostra a cura di V. Sgarbi, Mantova, Palazzo Te, Milano, 2004, p. 210). In tal senso non è casuale il fatto che il polittico qui offerto sia stato attribuito erroneamente al maestro bresciano da alcune fonti sei-settecentesche [Faino (1630-94) e Maccarinelli (1747, 1751), citati in I Piazza da Lodi, op. cit., p. 178], nonostante la firma apposta sul cartellino al centro della 'Natività' espliciti il nome del vero autore. Anche la scelta degli accordi verdi-arancioni e verdi-rosa appare in sintonia con gli esiti della pittura tonale allora di moda a Venezia, nella cui orbita culturale Brescia gravitava a partire dagli inizi del secolo XVI. Callisto opera tuttavia già in questo primo polittico quello che Bruno Passamani chiama un "esercizio di riordino delle emozioni per scansioni e simmetrie" di Romanino, secondo un gusto improntato ad un intimismo e semplicità, propri della pittura lombarda di primo Rinascimento (l'affermazione di Passamani, in I Piazza da Lodi, cit., p. 169). Il registro centrale mostra, all'evidenza, un'unità spaziale nonostante la divisione in tre scomparti. La scena dell''Adorazione del Bambino' si svolge sotto un cupo cielo temporalesco, acceso dalla stella che brilla al centro dando l'annuncio ai pastori, che continua nei laterali, così l'umile caseggiato in muratura che si apre sull'orizzonte paesistico, occupando quasi i tre quarti della composizione, a partire dal muro percorso da edere, su cui si staglia nella tavola di destra la figura di Giuda con l'alabarda. Verosimilmente il polittico era posto al di sopra di un altare, e questo spiega la prospettiva 'di sotto in su' dell'opera, accentuata anche dal piano inclinato su cui poggiano le figure del registro mediano. Nel polittico Callisto unificò anche i tempi diversi del percorso cristologico secondo una sequenza ascensionale che va dal pannello centrale con la Natività-Adorazione di Gesù alla cimasa del registro superiore con Cristo seduto sul sarcofago portato in pietà dagli angeli, simbolo della Morte e Resurrezione del Salvatore. L'apostolo Giuda Taddeo, il cui volto di tre quarti è segnato dal profilo spigoloso del naso e dagli occhi ravvicinati, ed incorniciato dalla barba liscia e brizzolata, trova somiglianze fisionomiche tanto da poter immaginare l'impiego dello stesso modello con il 'San Giuseppe', già Erizzo-Maffei poi Salvadego, ora a Brescia, collezione privata (cfr. M. Tanzi, Tre spunti per Calisto, op. cit., p. 119, fig. 9 a p. 116). Ancora più affine compositivamente al santo è il Sant'Antonio Abate dell'affresco di San Pancrazio a Montechiari ripreso di profilo (Idem, fig. 11 a p. 117). Gli strumenti del martirio che campeggiano in bella evidenza - qui l'alabarda impugnata saldamente da San Giuda e la sega da San Simone, altrove come nel 'Martirio dei Santi Gervasio e Protasio' a Capriolo la grande sciabola che sguaina dal fodero l'aguzzino - sono altrettanti simboli dell'economia padana dell'epoca, basata sul lavoro agricolo. Quell'attenzione alla realtà che si ritrova costantemente nell'arte di Callisto precede una vera e propria tendenza, quella che Roberto Longhi definì de "i pittori della realtà" (1953), nata nel Cinquecento nella provincia lombarda, tra Bergamo e Brescia, con Moretto e Savoldo, e affermatasi nel secolo successivo con Caravaggio, culmina nel Settecento con Giacomo Ceruti. Gli angeli che sostengono il Cristo sono i 'fratelli' di quelli monocromi che si vedono alle spalle del Cristo nella 'Crocifissione' nel polittico Pallavicino, a Castiglione d'Adda, Santa Maria Incoronata, opera di Callisto Piazza nella bottega di Albertino (cfr. Tanzi, in Tre spunti, op. cit., p. 114). Siamo grati al Professor Gianni Carlo Sciolla per l'assistenza fornita nella preparazione della scheda. L'opera, vincolata dal Regio Decreto del 1913, è soggetta a notifica dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Request more information

Dipinti e Disegni Antichi

by
Bloomsbury Auctions
November 20, 2008, 12:00 AM CET

Via della Pilotta, Italy